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Uno spettacolo di Mario Perrotta tratto da "Avanti sempre" di Nicola Maranesi e dal progetto "La Grande Guerra, i diari raccontano" a cura di Pier Vittorio Buffa e Nicola Maranesi - Area Rventi "LIVE" - Piazza Falconieri - Giovedì 24 maggio 2018, ore 20.30

 

Dettagli della notizia

 

Lo spettacolo conclude il percorso triennale dell’Istituto Comprensivo “S. COLONNA” sulla Grande Guerra iniziato con il CESRAM e l’ università del Salento nella persona della prof.ssa Iurlano docente di storia contemporanea. La data non è casuale poiché si riferisce ad una data molto dolorosa: l’ingresso dell’Italia nella Grande Guerra: “ La Grande Guerra, con tutto il suo carico di morti, tragedie e devastazioni, era già in corso da dieci mesi quando l’Italia abbandonò la neutralità e si schierò al fianco delle forze dell’Intesa contro gli ex alleati dell’Impero Austro-Ungarico e della Germania. In quelle “radiose giornate di maggio” che fecero da preludio alla dichiarazione di guerra, come saranno celebrate dalla retorica interventista, nonostante la maggioranza della popolazione fosse contraria alla guerra, a prevalere furono le posizioni di chi premeva per la partecipazione al conflitto”.

Note di regia ( dal blog di Mario Perrotta)

La scelta di questo titolo, Milite Ignoto, è determinata dal perché la prima guerra mondiale fu l’ultimo evento bellico dove il milite ebbe ancora un qualche valore anche nel suo agire solitario, mentre da quel conflitto in poi, anzi, già negli ultimi sviluppi dello stesso, il milite divenne, appunto, ignoto. E per ignoto si è voluto intendere “dimenticato”: dimenticato in quanto essere umano che ha, appunto, un nome e un cognome. E una faccia, e una voce. Nella prima guerra mondiale, gradatamente, anche il nemico diventa ignoto, perché non ci sono più campi di battaglia per i “corpo a corpo”, dove guardare negli occhi chi sta per colpirti a morte, ma ci sono trincee dalle quali partono proiettili e bombe anonime, senza un volto da maledire prima dell’ultimo respiro. E nuvole di gas che coprono ettari di terreno e radono al suolo interi battaglioni senza un lamento. E aerei che scaricano tonnellate di esplosivo dal cielo e navi che sparano cannonate a centinaia di metri di distanza. Uno sparare nel mucchio insomma, un conflitto spersonalizzato in cui gli esseri umani coinvolti, sono semplici ingranaggi del meccanismo e non più protagonisti eroici della vittoria o della sconfitta. E proprio per questo – come sempre accade nel mio lavoro – si andrà controcorrente e l’attenzione del protagonista sarà diretta alle piccole storie, agli sguardi e le parole di singoli uomini che hanno vissuto e descritto quegli eventi dal loro particolarissimo punto d’osservazione, perché questo è il compito del teatro, o almeno del mio teatro: esaltare le piccole storie per gettare altra luce sulla grande storia.

 
 
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word COMUNICATO STAMPA

 

 
 
 

 

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